Scena che rappresenta la protezione del capitale durante periodi di alta volatilità nei mercati finanziari
Pubblicato il Marzo 12, 2024

Contrariamente a quanto si pensa, un VIX superiore a 30 non è un segnale di vendita, ma uno strumento diagnostico che indica un’opportunità per applicare strategie di protezione disciplinate.

  • La volatilità espone i bias psicologici che portano a vendere sui minimi; riconoscerli è il primo passo per non subirli.
  • Strumenti come gli ETC sull’oro e le opzioni put, se usati correttamente, agiscono come un’assicurazione calcolata e non come una scommessa.

Raccomandazione: Invece di reagire alle notizie, definite in anticipo un “contratto comportamentale” con regole precise su quando e come agire, trasformando il panico in un processo metodico.

Quando l’indice CBOE Volatility Index, meglio noto come VIX o “indice della paura”, supera la soglia psicologica di 30 punti, il mondo degli investimenti sembra dividersi in due. Da una parte, il rumore mediatico amplifica il panico, spingendo molti investitori a liquidare le posizioni in perdita. Dall’altra, i trader più esperti osservano lo stesso dato non con paura, ma con calcolata attenzione. Per un investitore intermedio, che ha già costruito un portafoglio ma sente l’ansia montare alla vista del rosso, questo è il momento della verità. La tentazione di “fare qualcosa”, spesso vendere tutto, è quasi irresistibile.

I consigli generici abbondano: “diversifica”, “pensa a lungo termine”, “non farti prendere dal panico”. Sebbene corretti in linea di principio, risultano inutili nel momento esatto in cui il bias dell’avversione alla perdita prende il sopravvento. La vera sfida non è sapere cosa fare in teoria, ma avere un piano operativo da eseguire con disciplina quando le emozioni annebbiano il giudizio. Questo articolo non ripeterà le solite platitudini. Adotteremo una prospettiva diversa: la volatilità non è il nemico, ma un segnale. Un VIX elevato è uno strumento di diagnostica di mercato che ci informa sulla temperatura emotiva generale, offrendoci l’opportunità di attivare meccanismi di protezione predefiniti.

La nostra analisi si concentrerà sul “perché” e sul “come” operativo. Esploreremo la meccanica dei crolli di mercato, confronteremo con dati alla mano gli strumenti di copertura come l’oro fisico e gli ETC, e demistificheremo l’uso delle opzioni come forma di assicurazione del portafoglio. Soprattutto, forniremo un quadro per gestire l’aspetto più critico: la propria psicologia. L’obiettivo è trasformare un evento che genera ansia in un processo metodico, basato su regole e dati storici, non su reazioni istintive.

Per navigare con lucidità in queste acque turbolente, abbiamo strutturato questo percorso in modo logico, partendo dalla psicologia dei mercati fino ad arrivare agli strumenti pratici di difesa e alle strategie specifiche per il contesto italiano ed europeo. Ecco gli argomenti che affronteremo.

Perché i mercati scendono velocemente ma salgono lentamente (e come sfruttarlo)?

La paura è un’emozione molto più potente dell’avidità. Questa semplice verità psicologica spiega perché i mercati finanziari tendono a crollare come un ascensore rotto e a risalire faticosamente le scale. Durante un’ondata di panico, le vendite sono contagiose e auto-alimentate: la paura di perdere tutto spinge a vendere a qualsiasi prezzo, innescando ulteriori vendite. Al contrario, la risalita è un processo più cauto e graduale. La fiducia deve essere ricostruita, gli investitori rientrano sul mercato con esitazione e i volumi sono spesso inferiori. Questo comportamento asimmetrico, ben noto ai trader, non è solo un fenomeno da osservare, ma una caratteristica strutturale da sfruttare.

L’investitore disciplinato può trasformare questa dinamica in un vantaggio strategico attraverso il ribilanciamento. Quando un crollo rapido altera le proporzioni del portafoglio (ad esempio, la componente azionaria scende dal 60% al 45%), si presenta l’opportunità di applicare una regola predefinita: vendere una piccola parte degli asset che hanno tenuto meglio (come le obbligazioni o l’oro) per acquistare azioni a prezzi scontati, riportando il portafoglio alle proporzioni originali. Questa operazione, controintuitiva nel pieno del panico, permette di beneficiare del cosiddetto “bonus da ribilanciamento” durante la lenta e successiva risalita.

Caso di studio: Il bonus da ribilanciamento sul FTSE MIB

Negli ultimi 12 mesi, il FTSE MIB ha mostrato questa dinamica. Dopo aver toccato minimi relativi attorno a 32.769 punti, la risalita verso i massimi di 47.650 punti non è stata lineare, ma graduale. Gli investitori che hanno applicato una strategia di ribilanciamento durante i periodi di debolezza, acquistando quando il sentiment era negativo, hanno beneficiato in modo sproporzionato della successiva, lenta ma costante, ripresa, dimostrando empiricamente l’efficacia di questa strategia.

Comprendere questa asimmetria è fondamentale. Sapere che le risalite sono lente e costanti aiuta a mantenere la prospettiva durante i crolli e fornisce la base razionale per agire in modo contrario al gregge. La volatilità, in quest’ottica, non è solo rischio, ma anche il meccanismo che crea le opportunità di acquisto a prezzi vantaggiosi.

Questa visualizzazione cattura l’essenza della nostra strategia: la volatilità, rappresentata dalle linee dinamiche, non è caos, ma una struttura che, se compresa, crea punti di equilibrio e opportunità uniche, simboleggiate dalla sfera sospesa. Il segreto è mantenere una prospettiva elevata e non farsi travolgere dal movimento immediato.

Oro fisico o ETC sull’oro: quale strumento protegge meglio in caso di recessione?

Quando l’incertezza regna, il richiamo dell’oro come “bene rifugio” diventa quasi assordante. Tuttavia, per un investitore italiano, la scelta non è così semplice come sembra. La domanda fondamentale è: meglio possedere lingotti e monete fisiche o optare per uno strumento finanziario come un ETC (Exchange Traded Commodity) che replica il prezzo dell’oro? La risposta non è ideologica, ma pratica, e risiede in un’analisi fredda di costi, liquidità e, soprattutto, fiscalità.

L’oro fisico offre la sensazione tangibile di sicurezza. Non ha rischio di controparte (se custodito privatamente) e non dipende da un intermediario finanziario. Tuttavia, questa sicurezza ha un prezzo: i costi di custodia in una cassetta di sicurezza bancaria possono variare da 150 a 400 euro annui, indipendentemente dal valore. La liquidità è bassa; vendere oro fisico richiede tempo e spesso si subisce uno spread significativo tra prezzo di acquisto e di vendita. Fiscalmente, in Italia, l’acquisto di oro da investimento è esente da IVA, ma la vendita genera una plusvalenza tassata al 26%. Se non si possiede la fattura d’acquisto con il prezzo di carico, la tassazione si applica sull’intero importo della vendita, un dettaglio spesso trascurato.

Gli ETC sull’oro, invece, sono strumenti quotati in borsa, estremamente liquidi e con costi di gestione (TER) molto bassi. Secondo un’analisi comparativa di Milano Finanza, alcuni ETC partono da un TER dello 0,12% annuo. La plusvalenza è sempre tassata al 26%, ma a differenza dell’oro fisico, le eventuali minusvalenze generate possono essere compensate con plusvalenze su altri strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, certificati), un vantaggio fiscale non indifferente. Il rischio di controparte è mitigato dal fatto che la maggior parte degli ETC sull’oro sono “fisici”, ovvero garantiti da oro fisico allocato e custodito presso depositari terzi.

Per l’investitore che cerca una protezione efficiente e integrata nel proprio portafoglio, l’ETC risulta quasi sempre la scelta strategicamente superiore. Il confronto che segue, basato su un’analisi del regime fiscale italiano per l’oro, riassume i punti chiave.

Confronto fiscale e operativo: Oro fisico vs ETC sull’oro in Italia
Caratteristica Oro Fisico ETC sull’Oro
Tassazione plusvalenze 26% (su intero importo se senza fattura) 26% (imposta sostitutiva su gain)
Natura fiscale Redditi diversi (Quadro RT) Redditi diversi (compensabili)
Compensazione perdite Sì, con altri redditi diversi Sì, con azioni, obbligazioni, certificati
Costi di custodia annui 150-400€ (cassetta sicurezza) TER 0,12-0,40% annuo
Liquidità Bassa (giorni/settimane) Alta (istantanea in orari borsa)
IVA acquisto Esente (oro da investimento) Non applicabile
Dichiarazione acquisto No (solo vendita se gain) Sì (se regime dichiarativo)

Come usare le opzioni put per assicurare il portafoglio senza essere un esperto?

Le opzioni sono spesso percepite come strumenti complessi e speculativi, riservati ai trader professionisti. Tuttavia, se utilizzate con una logica difensiva, possono diventare uno degli strumenti più efficaci per proteggere un portafoglio azionario durante una fase di alta volatilità. L’idea chiave è smettere di vederle come una scommessa e iniziare a pensarle come una polizza di assicurazione. Quando si acquista un’opzione put, si sta comprando il diritto, ma non l’obbligo, di vendere un’attività (come l’indice FTSE MIB) a un prezzo predeterminato (lo “strike”) entro una certa data. Il costo di questa protezione è il “premio” pagato per l’opzione.

L’obiettivo non è guadagnare dal crollo, ma porre un pavimento alle perdite. Se il mercato scende sotto il prezzo di strike, la put aumenta di valore, compensando in parte o del tutto le perdite subite dal portafoglio azionario. Se il mercato sale, la put scade senza valore e la perdita si limita al premio pagato, esattamente come il costo di una polizza assicurativa che non viene utilizzata. Per un investitore con un portafoglio diversificato sull’azionario italiano, la strategia più efficiente è acquistare put sull’indice FTSE MIB, che rappresenta il mercato nel suo complesso.

Simulazione pratica: assicurare 86.000€ di portafoglio italiano

Immaginiamo un portafoglio azionario italiano del valore di circa 86.000€. Con il FTSE MIB a 34.700 punti, si decide di acquistare una protezione. Un’opzione put con strike 33.000 e scadenza trimestrale potrebbe costare 890 punti. Dato che ogni contratto sull’indice MIBO ha un moltiplicatore di 2,5€, il costo totale della “polizza” è di 2.225€ (890 x 2,5). Questa spesa protegge il portafoglio da crolli significativi: la protezione si attiva sotto i 33.000 punti. In questo scenario, la perdita massima del portafoglio è calcolata e limitata a circa il 7,4%, incluso il costo del premio. Senza questa copertura, la perdita sarebbe stata potenzialmente illimitata.

Acquistare opzioni put per la prima volta richiede un approccio metodico. Non si tratta di improvvisare, ma di seguire un protocollo preciso. I broker italiani come Fineco o Directa offrono l’accesso al mercato IDEM, dove sono quotate queste opzioni, ma richiedono il superamento di un test di adeguatezza proprio per garantire che l’investitore comprenda i rischi. Il processo non è complesso, ma esige disciplina.

Il bias della “versione alla perdita” che ti fa vendere esattamente nel momento peggiore

Il più grande nemico di un investitore non è la volatilità, ma la propria mente. La finanza comportamentale ha ampiamente dimostrato che la sofferenza psicologica derivante da una perdita è circa il doppio del piacere derivante da un guadagno di pari entità. Questo fenomeno, noto come “avversione alla perdita” (loss aversion), è il motore principale che spinge a vendere in preda al panico sui minimi di mercato. Quando il VIX supera quota 30, questo bias si attiva con una forza devastante. Ogni notiziario negativo, ogni titolo allarmistico, ogni segno meno sul proprio home banking viene percepito come una minaccia esistenziale, portando alla capitolazione proprio quando la logica imporrebbe di mantenere la posizione o, come visto, di ribilanciare.

Come sottolinea la divisione educational di una primaria banca italiana, il contesto è chiaro. La citazione seguente, tratta dalla loro guida, definisce perfettamente il campo di gioco emotivo in cui ci si trova.

Quando il VIX supera i 30 punti, ci sono aspettative di forti fluttuazioni dei prezzi, indicando un periodo di maggiore incertezza o potenziale instabilità nei mercati.

– Banco BPM – Divisione Educational, Guida all’indice VIX: cos’è e come funziona

Riconoscere l’esistenza di questo bias non è sufficiente per neutralizzarlo. È necessario creare una struttura, un contratto comportamentale con sé stessi, scritto quando si è lucidi, da seguire pedissequamente quando la lucidità viene a mancare. Si tratta di definire a priori le proprie regole del gioco: a quale livello di perdita si rivaluta una posizione? Quali sono i fondamentali che, se intaccati, giustificano una vendita? Senza queste regole, si è in balia delle proprie emozioni. L’obiettivo è trasformare decisioni emotive in un processo quasi automatico, basato su dati e non su sensazioni.

Il tuo piano d’azione: dieta informativa per gestire il panico

  1. Pre-Mortem: Prima di ogni acquisto, documenta per iscritto la tesi d’investimento: perché compri questo titolo e quale scenario specifico (non il prezzo) invaliderebbe la tua analisi.
  2. Contratto comportamentale: Stabilisci regole chiare quando sei razionale (es: “Non venderò se i fondamentali aziendali rimangono solidi”, “Ribilancerò automaticamente quando l’azionario scende del 15%”).
  3. Riduzione frequenza controllo: Durante periodi con VIX > 30, limita l’accesso all’home banking a una volta a settimana, preferibilmente il venerdì sera a mercati chiusi.
  4. Fonti informative selezionate: Evita i notiziari finanziari generalisti. Consulta solo fonti primarie come i rapporti trimestrali delle aziende e analisi di lungo periodo.
  5. Ancoraggio razionale: Quando senti l’impulso irrefrenabile di vendere, fermati. Rileggi il tuo diario delle decisioni (punto 1) prima di compiere qualsiasi azione.

Quando mediare al ribasso su un titolo solido: la regola del -20%

Mediare al ribasso, ovvero acquistare ulteriori azioni di un titolo che sta scendendo di prezzo per abbassare il prezzo medio di carico, è una delle strategie più controverse. Se applicata a un’azienda in declino strutturale, è una ricetta per il disastro, equivale a “gettare soldi buoni dopo quelli cattivi”. Se applicata a una società solida colpita da un panico di mercato temporaneo, può essere una mossa estremamente profittevole. La chiave, quindi, non è mediare o non mediare, ma saper distinguere un’opportunità da una “value trap” (una trappola di valore).

Una regola empirica usata da molti investitori è considerare un primo intervento di mediazione quando un titolo di alta qualità scende del 20% o più dai suoi massimi recenti. Questo -20% non deve essere un grilletto automatico, ma un segnale per iniziare un’analisi approfondita. La domanda da porsi è: il crollo è dovuto a un deterioramento permanente dei fondamentali dell’azienda o a fattori macroeconomici e di sentiment che colpiscono l’intero settore? Nel primo caso, la mediazione è da evitare. Nel secondo, potrebbe essere un’opportunità.

Per un investitore italiano che guarda alle blue-chip del FTSE MIB, distinguere tra queste due situazioni richiede un’analisi metodica. Non basta guardare il grafico del prezzo. È necessario “aprire il cofano” e verificare la salute finanziaria dell’azienda, usando alcuni indicatori chiave facilmente reperibili nei bilanci trimestrali pubblicati sui siti di Investor Relations delle società.

Ecco una checklist operativa per valutare se un crollo del 20% su una blue-chip italiana rappresenta un’opportunità o una trappola:

  • Livello di indebitamento: Il rapporto Debito Netto / EBITDA è un indicatore cruciale della solidità finanziaria. Per una società industriale, un valore inferiore a 3x è considerato sano. Se il debito sta esplodendo, il calo del prezzo è probabilmente giustificato.
  • Flusso di cassa operativo: L’azienda genera cassa dalla sua attività principale? Un Free Cash Flow (FCF) positivo e, idealmente, in crescita negli ultimi anni è un segno di salute. Se l’azienda brucia cassa, mediare è rischioso.
  • Vantaggio competitivo: Il crollo è specifico dell’azienda o dell’intero settore? Confrontare la performance del titolo con quella del suo indice di settore (es. FTSE Italia All-Share Banks) può dare un’indicazione.
  • Valutazione relativa: Anche dopo un calo del 20%, il titolo è a buon mercato? Confrontare il rapporto Prezzo/Utili (P/E) attuale con la sua media storica a 10 anni. Se rimane significativamente più costoso, potrebbe non essere ancora un’opportunità.
  • Comportamento degli insider: Il management sta acquistando azioni della propria azienda (insider buying)? Questo è un forte segnale di fiducia. Se stanno vendendo, è un campanello d’allarme.

Perché durante i crolli di mercato obbligazioni e azioni possono scendere insieme?

Uno dei pilastri della diversificazione di portafoglio è l’idea che azioni e obbligazioni governative di alta qualità abbiano una correlazione negativa: quando le prime scendono, le seconde salgono, agendo da ammortizzatore. Questa regola funziona egregiamente nella maggior parte delle condizioni di mercato. Tuttavia, durante fasi di panico estremo, questa correlazione può temporaneamente rompersi, e gli investitori assistono con sgomento a un fenomeno controintuitivo: tutto scende, sia le azioni che le “sicure” obbligazioni.

La spiegazione risiede in un comportamento di mercato noto come “Dash for Cash” (corsa alla liquidità). Quando il panico raggiunge livelli parossistici, con un VIX che schizza a valori estremi, l’unica priorità degli investitori istituzionali non è più la gestione del rischio, ma la ricerca disperata di liquidità, tipicamente in Dollari USA. In questi momenti, gli operatori vendono qualsiasi asset sia facilmente liquidabile sul mercato, incluse le obbligazioni governative considerate sicure come i BTP italiani o persino i Bund tedeschi, per far fronte a richieste di margini o semplicemente per ridurre l’esposizione in attesa che la tempesta passi. La correlazione tra tutte le classi di attivo tende a uno. Nelle crisi più acute, come quella finanziaria del 2008 o lo shock pandemico del 2020, abbiamo assistito a picchi dell’indice VIX ben superiori agli 80 punti, come documentato da DEGIRO Academy.

Il fenomeno “Dash for Cash” con VIX > 40

Studi sul comportamento dei mercati mostrano che quando il VIX supera stabilmente quota 40, il “Dash for Cash” diventa il comportamento dominante. In queste fasi, la normale decorrelazione tra azioni e obbligazioni si annulla. Gli investitori non discriminano più in base alla qualità o al rischio, ma solo in base alla liquidità. Ecco perché, durante i crolli più violenti, anche un BTP può perdere valore insieme al FTSE MIB. Questa correlazione positiva è solitamente di breve durata, ma è intensa e può causare forti shock ai portafogli diversificati. Comprendere questo meccanismo è vitale per non perdere la fiducia nella strategia di diversificazione, che rimane valida nel medio-lungo periodo.

È cruciale per l’investitore capire che questo è un fenomeno temporaneo e legato a condizioni di stress estremo. Non significa che la diversificazione abbia smesso di funzionare, ma che in certi momenti di panico acuto, le normali regole del gioco vengono sospese. Superata la fase acuta, le correlazioni tendono a normalizzarsi e le obbligazioni riprendono il loro ruolo di stabilizzatore.

Perché il valore delle tue obbligazioni scende se la BCE alza i tassi di interesse?

Un’altra fonte di confusione per molti investitori riguarda la relazione inversa tra tassi di interesse e prezzo delle obbligazioni. L’idea che un’obbligazione, tipicamente percepita come un investimento “stabile”, possa perdere valore in conto capitale è spesso controintuitiva. Il meccanismo, tuttavia, è puramente matematico e si basa su un principio di arbitraggio. Quando si acquista un’obbligazione a tasso fisso, si “blocca” un certo rendimento (la cedola) per tutta la durata del titolo.

Cosa succede se, dopo il nostro acquisto, la Banca Centrale Europea (BCE) decide di alzare i tassi di interesse per combattere l’inflazione? Gli stati e le aziende che emettono nuove obbligazioni dovranno offrire cedole più alte per attrarre gli investitori. A questo punto, la nostra vecchia obbligazione con la sua cedola più bassa diventa meno attraente. Nessuno la comprerebbe al prezzo originale (100) se può acquistare una nuova emissione con un rendimento superiore. Per poterla vendere sul mercato secondario, siamo costretti ad abbassarne il prezzo. La discesa del prezzo continuerà fino al punto in cui il rendimento totale per il nuovo acquirente (dato dalla cedola più il guadagno in conto capitale alla scadenza) sarà allineato a quello delle nuove obbligazioni.

Questo meccanismo è particolarmente evidente con le obbligazioni a lunga scadenza (alta “duration”), che sono molto più sensibili alle variazioni dei tassi di interesse rispetto a quelle a breve scadenza. L’effetto è automatico e immediato sui mercati finanziari.

Esempio numerico: l’impatto del rialzo tassi su un BTP italiano

Immaginiamo di possedere un BTP a 10 anni acquistato a 100 con una cedola del 2%, in un periodo di tassi BCE bassi. Successivamente, la BCE alza i tassi di riferimento e lo Stato italiano si trova a emettere nuovi BTP decennali con una cedola del 4%. Il nostro BTP al 2% diventa immediatamente obsoleto sul mercato. Per venderlo, dovremo abbassare il prezzo, ad esempio a 85. A questo prezzo, il nuovo acquirente non solo riceverà la cedola del 2%, ma avrà anche un guadagno di 15 punti (da 85 a 100) alla scadenza. La combinazione di questi due elementi renderà il rendimento del nostro vecchio BTP competitivo con quello del nuovo. Per noi, che l’abbiamo acquistato a 100, la vendita a 85 comporta una perdita in conto capitale del 15%.

Questo spiega perché, in un contesto di rialzo dei tassi, i portafogli obbligazionari a tasso fisso possono subire perdite significative. Non è un malfunzionamento del mercato, ma la logica conseguenza di un cambiamento nel livello generale dei rendimenti.

Punti chiave da ricordare

  • Un VIX elevato è un indicatore di paura, che crea opportunità di acquisto per chi agisce con disciplina e non con emotività.
  • La protezione del portafoglio è un costo calcolato (come un’assicurazione), non una scommessa, e richiede strumenti efficienti come gli ETC o le opzioni.
  • Il nemico principale è il bias dell’avversione alla perdita; un “contratto comportamentale” scritto a mente fredda è la migliore difesa.

Come proteggere il portafoglio da un rialzo improvviso dei tassi di interesse della BCE?

Dato il meccanismo appena descritto, come può un investitore proteggere la componente obbligazionaria del proprio portafoglio da un ciclo di rialzi dei tassi da parte della BCE? La risposta sta nell’evitare di “bloccare” rendimenti bassi per lunghi periodi e nel privilegiare strumenti che possano adattarsi al nuovo contesto. Esistono diverse strategie efficaci.

La prima e più semplice è ridurre la duration del portafoglio obbligazionario, ovvero la sua sensibilità ai tassi di interesse. Questo si ottiene privilegiando obbligazioni a breve scadenza (1-3 anni) rispetto a quelle a lunga scadenza (10-30 anni). I titoli a breve termine hanno prezzi molto meno volatili in risposta alle mosse delle banche centrali. Un’altra opzione sono le obbligazioni a tasso variabile (floating rate), le cui cedole si adeguano periodicamente ai tassi di mercato, annullando di fatto l’impatto negativo del rialzo sul prezzo del titolo.

Per l’investitore italiano, il Ministero dell’Economia e delle Finanze offre strumenti specificamente progettati per questo scenario: i BTP Italia e i BTP Futura. Questi titoli di stato presentano meccanismi di protezione unici. Sebbene le azioni possano offrire rendimenti elevati, come dimostra la performance del +37,02% del FTSE MIB negli ultimi 12 mesi, la stabilità offerta da questi BTP in contesti inflattivi è cruciale.

Caso pratico: La protezione offerta dai BTP indicizzati all’inflazione

I BTP Italia sono titoli che offrono una protezione diretta dall’inflazione. La loro cedola semestrale non è fissa, ma è indicizzata all’indice FOI (l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati) calcolato dall’ISTAT. In un contesto di rialzo tassi spesso legato a pressioni inflazionistiche, questi strumenti adeguano automaticamente il loro rendimento. Ad esempio, con un’inflazione annua come quella registrata in Italia recentemente, il rendimento si è alzato di conseguenza, proteggendo il potere d’acquisto dell’investitore. Inoltre, sia i BTP Italia che i BTP Futura (legati alla crescita del PIL nominale) offrono un “premio fedeltà” per chi li detiene fino a scadenza, un bonus che aumenta ulteriormente il rendimento totale per l’investitore di lungo termine.

Scegliere questi strumenti significa costruire un portafoglio obbligazionario resiliente, in grado non solo di resistere a un ciclo di rialzo dei tassi, ma potenzialmente di beneficiarne. È un approccio strategico che sposta l’attenzione dalla previsione delle mosse della BCE alla costruzione di una struttura intrinsecamente protettiva.

Ora che avete compreso i meccanismi psicologici, operativi e strategici per trasformare la volatilità da minaccia a segnale, il passo successivo è applicare questa conoscenza. Valutate oggi stesso la vostra esposizione al rischio e definite il vostro contratto comportamentale per essere pronti alla prossima turbolenza.

Scritto da Elena Valli, Elena Valli è una Consulente Finanziaria Indipendente (CFA Charterholder) specializzata in Asset Allocation strategica. Dopo un decennio nella City di Londra come analista quantitativa, oggi aiuta gli investitori italiani a navigare i mercati globali. Si occupa principalmente di ETF, obbligazioni governative e strategie di copertura dai rischi di mercato.